Ricerca  
sabato 18 novembre 2017 ..:: Storia dell'Arco ::.. Registrazione  Login
 La Storia

La Storia dell'Arco

L'arco è sicuramente ai primi posti nella classifica delle invenzioni dell' uomo. Pensato ed elaborato in tempi diversi e indipendenti, sconosciuto agli aborigeni australiani e polinesiani nonchè in tutta la zona della Micronesia, è invece noto in tutto il resto del globo. Il primo arco appare in una rappresentazione graffitica di trentamila anni fa e, ovunque nel mondo, se ne ritrovano vestigia sotto forma di disegni e punte di freccia.
Si può affermare che l'uomo sin dal Paleolitico conosceva, grazie a questa arma, il sistema di colpire la preda a distanza di sicurezza.

L' Occidente basa la sua cultura in epoche non eccessivamente remote se paragonate ad altre zone e civiltà del passato. Infatti, quando l'Europa era ancora abitata da popolazioni selvagge, la Cina si trovava già a livelli altissimi di specializzazione. Confucio esponeva gli aspetti filosofici connessi all'arcieria e, nel duemila a.C. , l'arcieria era parte delle arti da guerra cinesi e "compagnie" di arcieri erano integrate nell'esercito. Quindi, mentre l'Europa segnava il passo, in Oriente ed in Africa si raggiungevano livelli di abilità e di equipaggiamento che solo da pochi decenni noi abbiamo raggiunto.

Nei tempi biblici esistevano già archi metallici o composti da materiali diversi ed è grazie ad essi che le cronache egizie parlano di imprese incredibili, quali una spedizione di caccia all'elefante che riportò un bottino di 120 animali. Quanto gli antichi Egizi amassero i loro archi viene dimostrato dal Faraone Tutankamon il quale ordinò che i suoi ventisette archi l'accompagnassero nella tomba.

Non dimentichiamo poi la grande abilità degli arcieri mongoli e giapponesi che erano in grado di centrare il bersaglio scoccando frecce dalla groppa di un cavallo al galoppo. In un mondo che non conosceva gli odierni mezzi di locomozione, spostarsi a cavallo era indispensabile. La simbiosi tra arciere e cavallerizzo era d'obbligo: basti ricordare le orde selvagge di Sciti, Babilonesi, Assiri, Persiani e Parti, armate di archi corti e potenti.

Sino alla fine del secolo scorso, un' altra popolazione d' origine mongola, i Pellirosse, andava a caccia con metodi molto simili a quelli dei loro lontani cugini riuscendo ad abbattere bufali e bisonti. Si racconta di cacciatori in grado di scagliare una freccia con tanta forza da farla penetrare per tutta la sua lunghezza nel corpo dell'animale.

In Europa la storia dell'arcieria è di marchio inglese. In Inghilterra l'arco venne probabilmente introdotto dai danesi e, inizialmente, si diffuse nel Galles.
Le cronache del tempo narrano di schiaccianti vittorie dei Gallesi sui Sassoni, proprio in virtù dell'arco da essi usato. L'arco gallese era corto e pesante, ma la sua potenza formidabile: le frecce potevano trapassare una porta di quercia dello spessore di 6 cm .


Dopo la conquista normanna l'arco gallese venne adottato in tutta l'isola anche se modificato nella forma (meno tozza ) e nella lunghezza ( m. 2,10 ): da qui l'appellativo di 'long-bow' o arco lungo. Il long-bow era usato comunemente dalla classe povera in quanto era meno costoso attrezzarsi con un arco ed una faretra piuttosto che con cavalli, armature e bardature. Fu appunto questa parte di popolazione (denominata "liberi uomini d'Inghilterra"),che componeva le Compagnie di arcieri, a sconfiggere la cavalleria francese nelle battaglie di Crècy (1346) e Poitiers (1356).

Con l'avvento delle armi da fuoco (archibugi e bombarde) iniziò un graduale declino nell'uso dell' arco. Arco e frecce uscirono dalla scena bellica verso la fine del secolo diciasettesimo cedendo definitivamenteil passo alle armi da fuoco.





p007_1_00.png

p007_1_01.png

p007_1_02.png

p007_1_03.png

p007_1_04.png

 


 Stampa   

 L'Arco Moderno

L'arco moderno nasce ufficialmente a Leopoli nel 1931 con l'istituzione della Federazione internazionale di tiro con l'arco (FITA), che da puro divertimento o prova di abilità nelle feste di paese, si trasformò in uno sport vero e proprio.

Gli archi primitivi formati da un'unica anima di legno a curvatura unica, con una semplice impugnatura centrale, si sono trasformati in archi compositi a doppia curvatura.
Materiali diversi come, ad esempio, il legno di acero e la fibra di vetro, mentre, per la parte centrale dell'arco, viene utilizzato.

Anche le frecce hanno subito con il tempo trasformazioni sostanziali: dall'asta di legno di cedro "inpennata" con penne naturali di tacchino si arriva all'alluminio con rivestimento in carbonio con penne sintetiche, che conferiscono alla freccia quella durezza che consente di utilizzare sezioni minori con maggiore velocità e stabilità.

Anche le corde sono passate dalle fibre naturali intrecciate, troppo elastiche e troppo fragili per sopportare lo stress procurato dai flettenti, alle fibre sintetiche in kevlar.

Nel tiro con l'arco la propulsione della freccia è affidata all'energia che l'uomo cede all'arco flettendolo. In questa particolare attività, quindi, l'impegno muscolare principale e costituito dalla tensione dell'arco che comporta l'impiego di una certa forza muscolare.
Per definire meglio il carico che può comportare la trazione della corda di un arco, bisogna pensare che, al momento di scoccare la freccia, alcuni archi possono arrivare a un carico anche di 23 kg e oltre.
Il gesto atletico vero e proprio del tiro con l'arco si estrinseca, pertanto, sotto il profilo biomeccanico, attraverso il mantenimento di una postura richiedente un impegno considerevole di forza muscolare durante la mira, e nel rilascio della corda (tiro).

Il controllo posturale rappresenta uno degli elementi principali per il raggiungimento di alte prestazioni sportive. Nel tiro con l'arco, in particolare, gran parte dell'attenzione degli atleti è rivolta a migliorare tale fattore, con il fine ultimo di ridurre il più possibile quelle oscillazioni del corpo che si manifestano in posizione eretta e che sono sicuramente dannose per l'efficacia del tiro.

Come ogni sport, come disciplina od attività che pratichiamo, anche il tiro dell'arco non si può ridurre ad una semplice ginnastica motoria; è sì attività fisica, gioco, passatempo, ma è anche e soprattutto, ricerca interiore.
L'azione di scoccare una freccia non si riduce al ben colpire il centro del bersaglio, ma significa educare il corpo e la mente a lavorare in simbiosi attraverso un'azione concettualmente semplice, con il fine di ritrovare quell'equilibrio tra ragione ed emozione sempre più critico nel vivere d'oggi.
È il modo di ritrovare l'eredità di un gesto antico di millenni, elementare ma tremendamente efficace.
È scoprire la bellezza del volo della freccia, sperimentando durante quest'attimo brevissimo ma infinito, la "sospensione dei sensi".
È verificarsi continuamente allo specchio percorrendo un sentiero in cui l'unico avversario è il proprio ego.


  

Copyright (c) 2000-2006   Condizioni d'Uso  Dichiarazione per la Privacy
DotNetNuke® is copyright 2002-2017 by DotNetNuke Corporation